Sostenibile a chi?

In questa newsletter voglio parlarvi della mia scelta al biologico.
Fin da subito ero attratto da questo modo di lavorare la terra e lo volevo attuare il prima possibile. Per me era necessario pensare ad un’agricoltura più sostenibile di quella che avevo trovato entrando a lavorare in questo mondo.
Vedevo mio papà che lavorava 15 ore al giorno, si intossicava con tutti i vari prodotti che usava, intossicava l’ambiente e le uve per poi avere un reddito basso che non gli permetteva di crescere come lui voleva!
“Io non voglio andare avanti così!”, mi son detto.

Esaminando la situazione ho capito che dovevo togliere tutti i prodotti di sintesi e chimici nel terreno e nei trattamenti, dare più valore aggiunto al prodotto che lavoravo e stare più in sintonia con la natura che affollava i miei vigneti, dalle piante ai microorganismi presenti nel terreno.
Questo tipo di agricoltura era più sostenibile per me.

Iniziai la lavorazione in Bio che mi permetteva di togliere i concimi chimici e tutti i prodotti sintesi, il sovescio per rianimare i microorganismi ed il terreno, e l’imbottigliamento delle uve che producevo per dare un valore aggiunto al lavoro e offrire alle persone un prodotto più sostenibile.
C’è sempre molto da fare e da innovare ma credo che questa sia la strada per un’agricoltura sostenibile, per la mia cantina, per i miei vini.