Storia, territorio, natura. Ogni scelta ha un perché: perché spumantizzare la Durella

Come avete letto sopra quest’anno abbiamo deciso di piantare un nuovo vigneto di Durella. Era da tempo che ci pensavo e andavo in cerca del terreno ideale, vulcanico, a 450 mslm, nel cuore della Doc Lessini Durello.
Ricordo che mio nonno, in località Brovia, lavorava 3-400 piante di Durella e mio padre la elogiava come un’uva dai grandi pregi. Molto profumata, generosa e dalla grande acidità. Mio padre la vinificava assieme alla Garganega per dare un po’ di freschezza al vino che vendeva sfuso. Ricordo anche che anche l’altro mio nonno, nativo dI San Pietro Mussolino nella parte più a nord della provincia di Vicenza, aveva qualche vigna di Durella e la vinificava. Il colore del vino era molto intenso, sembrava thè e dovevi attaccarti al tavolo per berlo da quanto duro e acido era! Circa 40 anni fa alcuni produttori della zona hanno iniziato a spumantizzarla e oggi gran parte della produzione è volta allo spumante. A mio parere il metodo che risalta al meglio le caratteristiche dell’uva nella spumantizzazione è con la rifermentazione in bottiglia, il metodo classico.

Io ho iniziato a spumantizzare questa splendida uva nel 2007 e ogni anno ho cercato di migliorarmi. Ci sono molti passaggi nella spumantizzazione che ti portano a bere un gran spumante dopo alcuni anni di affinamento sui lieviti e con il tempo sto cercando di affinarli per aver un vino con sempre più personalità. Ad esempio, ancora di più che per gli altri vini, il tempo di raccolta è fondamentale per partire con il piede giusto. Si pensa che per fare un buon metodo classico si deve raccogliere prima della perfetta maturazione per mantenere l’acidità e la freschezza, ma la Durella ha la sua bellezza anche nell’acidità, perciò preferisco raccoglierla quasi a maturazione per dare molti più aromi ed equilibrio con la giusta acidità. Ne risulta un vino meno spigoloso, più rotondo e complesso e dalla grande freschezza. In vinificazione viene lavorato come gli altri vini che produco e rimane a riposare in vasche d’acciaio nelle sue fecce fini fino a fine febbraio circa, periodo in cui avviene il tiraggio. Dopo l’operazione di imbottigliamento vado a posizionare le bottiglie orizzontali in un ambiente a 9/10°C cosicché la fermentazione possa partire lentamente, i lieviti riescano ad acclimatarsi e, lavorando più lentamente, riescano a dare un perlage più fine e fragranze più intense.

In venti giorni la temperatura viene gradualmente portata a 16/17°C per finire la fermentazione con tranquillità. Il periodo di affinamento in bottiglia sui lieviti avviene a temperatura costante di 15°C per circa 4 anni; in questo lungo e lento periodo non ci dovranno mai essere sbalzi di temperatura. Il momento della sboccatura avviene nel periodo più freddo dell’anno per ridurre lo stress dell’operazione al vino, per scelta non vado ad aggiungere altri vini o liquori durante la sboccatura così da mantenere inalterato il vino dopo il suo riposo sui lieviti.

Ho riscoperto quest’uva grazie all’amore che poneva in essa mio padre e ora voglio continuare a vinificarla sempre con più attenzione per aver un vino che in grado di rispecchiarne l’anima al meglio.