La vendemmia è iniziata, quest’anno con una decina di giorni di anticipo rispetto allo scorso anno, che già era stato precoce. È il risultato di un’annata lunga e impegnativa, che in vigna ci ha messo alla prova più di una volta. Ci portiamo sulle spalle tre grandinate, l’11 maggio, il 2 giugno e il 3 luglio. Per fortuna non hanno interessato tutta la superficie, ma negli appezzamenti più colpiti i danni sono arrivati fino al 93%. E le conseguenze non riguardano soltanto questa vendemmia: probabilmente le viti più danneggiate arriveranno alla ripresa vegetativa del 2027 più stanche e affaticate. Dovremo accompagnarle e prendercene cura.
Poi è arrivata un’estate caldissima, con punte vicine ai 40 gradi. Fortunatamente non è stata anche una delle più siccitose: qualche pioggia tra luglio e agosto ha aiutato le piante nei momenti più delicati. Paradossalmente, anche la grandine ha avuto un piccolo risvolto positivo. Le viti colpite hanno dovuto portare a maturazione meno uva e hanno potuto concentrare le proprie energie sui grappoli rimasti. Il risultato, almeno dove siamo riusciti a salvare la produzione, sono uve sanissime, belle e molto colorate. Una premessa che ci fa ben sperare sulla qualità dei vini, nonostante un’annata così calda e complicata.
A inizio primavera ho inoltre preso in gestione un ettaro e mezzo di Garganega. Anche questo vigneto è stato colpito dalla grandine, ma solo in parte, e ci aiuterà a compensare almeno un po’ la mancanza di prodotto degli altri appezzamenti.
I Picai sono quasi ultimati. Nel prossimo fine settimana raccoglieremo anche il Primo Incontro, poi aspetteremo la Festa dell’Uva di Gambellara, nel weekend del 26 settembre, prima di iniziare la raccolta di El Gian e Col Moenia. Probabilmente la settimana precedente sarà invece il momento delle uve destinate alla Cuvée dei Vignato, a Brenton sono davvero molto belle, e del Soave.

È una vendemmia che richiede, ancora una volta, attenzione, pazienza e soprattutto la capacità di scegliere il momento giusto. Perché anche in annate difficili e piene di imprevisti come questa il nostro obiettivo non cambia: portare in cantina uve della migliore qualità possibile, attraverso un’attenta selezione e una raccolta programmata vigneto per vigneto.
E il futuro? Il mondo del vino rimane difficile da prevedere, ma per la mia azienda oggi lo vedo un po’ più colorato rispetto a un anno fa. Abbiamo lavorato molto per far conoscere i nostri vini, il territorio e il modo in cui lavoriamo. E qualcosa si sta muovendo: i clienti sono contenti, tornano e riordinano. Sono segnali piccoli ma importanti, che danno energia e fiducia.
Dopo un’annata come questa, forse è proprio questo che mi porto in cantina insieme all’uva: la consapevolezza che le difficoltà non possiamo evitarle, ma possiamo scegliere ogni giorno come affrontarle.