Gli ultimi vini premiati

Nei giorni scorsi ho ricevuto una bella notizia dalla Guida Bio, una guida che seleziona unicamente le produzioni biologiche. Sono stati premiati i miei Gambellara Col Moenia e El Gian, che sono i vini più rappresentativi del territorio in cui vivo, insieme al Merlot 1950, un rosso che prende il nome dall’anno dell’impianto dei vigneti di Merlot con cui si fa il vino.

 


Adozioni in vigna: come sta andando?

Come raccontato in una precedente newsletter da un po’ di tempo è possibile adottare i miei filari di Garganega.

Lo scopo è far vivere in prima persona a chi sceglie di intraprendere questa esperienza le diverse fasi del vigneto di stagione in stagione. Si crea così un legame speciale con il territorio e il filare adottato grazie anche alle foto e ai racconti che gli adottanti ricevono per restare aggiornati su come evolve e cresce il “loro” vigneto.

Per esempio, a gennaio è stata inviata una mail dedicata alla fase invernale del filare, il momento del riposo. In primavera seguiranno altre foto per seguire da vicino il risveglio vegetativo. Non appena la mobilità tornerà normale si aggiungerà un incontro per toccare, annusare, assaporare, seguire di persona il proprio fiare. 


Il terroir: le sottozone

Con il Consorzio Tutela Vini Gambellara nel 2004 abbiamo avviato uno lavoro di zonazione viticola in collaborazione con l’Università di Padova.

Grazie a quello studio oggi possiamo riconoscere sei Cru all’interno della DOC Gambellara: Faldeo, Taibane, Monti di Mezzo, San Marco, Creari e Selva.

Ma cosa sono le zonazioni?

Il concetto che sta alla base è che ci sono delle evidenze per cui, anche se a pochi metri di distanza, la terra e le condizioni pedoclimatiche possono essere molto diverse, anche all’interno della stessa denominazione, e che queste condizioni specifiche influenzano il carattere del vino.

Con l’attività di zonazione si va quindi a mappare il territorio per individuare queste aree omogenee tra di loro per il clima, il suolo, la capacità produttiva, tutti elementi che poi ritroviamo nei vini.

Il vino quindi può essere individuato come proveniente da uno specifico luogo.

In questo articolo vi voglio raccontare in particolare della zonazione Monti di Mezzo, dove possiedo circa la metà dei terreni di Garganega.

I Monti di Mezzo si trovano appunto in mezzo all’anfiteatro di Gambellara, tra la zona del Faldeo e quella di San Marco. La sua altezza massima è di 270 mslm e l’esposizione è sud-est. Il terreno è vulcanico di media profondità. È la zona dove le temperature notturne da luglio a settembre sono più fresche con buone escursioni termiche che aiutano una maturazione aromatica perfetta delle uve. Nelle annate più calde, come la 2003, la 2015 e la 2017, è la zona che, nonostante le alte temperature e la siccità, ha conservato buoni livelli complessivi di precursori d’aroma.

I vini nei Monti di Mezzo risultano molti fini e delicati all’olfatto con elevata carica aromatica. Questi ultimi sono i motivi per cui in questa zona vado a raccogliere il 100% dell’uva per il mio Primo Incontro e parte per il El Gian.

In questi Monti di Mezzo cerco l’eleganza, la finezza e la beva che contraddistinguono i miei vini.


Storia, territorio, natura. Ogni scelta ha un perché: Macerazioni e bevibilità, la magia di Gambellara

Sono diversi anni, dal 2015 per la precisione, che sto studiando e provando la macerazione dell’uva regina di Gambellara, la Garganega. Per chi non lo sapesse la macerazione è la tecnica usata, per lo più sulle uve a bacca rossa, per dare colore e aromi al vino. Praticamente si lascia fermentare il mosto per 5, 10 o più giorni assieme alle bucce e a tutta la polpa dell’acino. Per fare un vino bianco solitamente si separano subito le bucce, parte della polpa e i vinaccioli dal mosto perché il vino non diventi tannico e troppo difficile da bere. In alcune zone d’Italia da anni si macerano anche le uve bianche e penso che questa tecnica sia concettualmente stupenda perché nelle bucce risiedono tantissimi aromi che, nei vini bianchi, andiamo a perdere.

Raramente ho però trovato vini bianchi macerati in cui si riesce a capire l’uva usata e il territorio di provenienza, molto spesso i tannini estratti vanno ad omologare questi vini, li rendono uguali e di scarsa bevibilità anche se provenienti da uve e territori molto diversi e lontani tra loro.

Perché succede questo?

Perché le bucce e i vinaccioli cedono i tannini che, generalmente nei vini rossi, vengono ammorbiditi dalla complessità del vino e da altri composti presenti naturalmente nell’acino, mentre nel vino bianco questo non succede.

Come si possono estrarre più aromi possibili dalle bucce senza però avere un vino eccessivamente tannico? Finalmente nell’annata 2019, mediante una vecchia tecnica, son riuscito a trovare la quadra di quell'equilibrio perfetto tra complessità e bevibilità che è l'anima autentica del territorio vulcanico di Gambellara!

Prestissimo ci sarà una bella sorpresa!