Merlot 1950

Il territorio in cui mi trovo viene necessariamente identificato con i vini bianchi, Gambellara e Durello ne sono un esempio lampante, ma tra i vini che produco ci sono anche due rossi e oggi vi voglio parlare del Merlot 1950.

Intanto il nome del vino per me è importante, perché il 1950 indica l’anno dell’impianto dei vigneti di Merlot con cui si fa il vino, ad opera di mio papà e di mio nonno, quasi 70 anni fa, possiamo quasi dire che è un “autoctono” ;-). 

L’uva è raccolta a mano a metà del mese di settembre. Il trasporto in cantina avviene con le cassette perché l’uva arrivi il più integra possibile.

E’ un vino dal colore rosso rubino, un profumo intenso, una buona struttura che in bocca ricorda i sapori della frutta rossa, il mirtillo e il lampone tra tutti. Un vino da bere in queste sere fredde d’inverno, magari mangiando un secondo di carne o a merenda cin un panino al salame, servito a circa 16-18°.

Qui trovate la scheda tecnica. Prosit!

 


L’inverno, il riposo vegetativo

Dopo la grande mole di lavoro estivo, conclusasi ad ottobre con la maturazione dell’ uva, le viti hanno bisogno di un periodo per rigenerarsi e recuperare le energie, questo periodo è l’inverno. Nel periodo invernale, detto infatti periodo di riposo vegetativo, non si aspetta inermi il germogliamento primaverile ma si conducono quei lavori in vigna che aiutano le viti a recuperare le energie spese e al terreno per rigenerarsi e ristrutturarsi.

Il primo lavoro in assoluto da fare, finita la vendemmia, è quello di togliere le viti morte o malate o che, per errore, estirpiamo con qualche lavorazione: queste vigne vanno sostituite. Già in estate passando tra un filare e l’altro “segnamo” queste piante e finita la vendemmia entriamo in vigna e le togliamo, con una trivella facciamo il buco nel terreno per la nuova barbatella e lasciamo passare l’inverno affinché il terreno si ossigeni e con il gelo si sbricioli, diventando più friabile in primavera, quando andremo a piantare le nuove viti.

Durante le lavorazioni primaverili ed estive passiamo nel terreno con trattori che lo vanno a compattare ed indurire, macchinari che possono essere più o meno pesanti, attrezzati con gomme strette o larghe che compattano il terreno in modo molto diverso. La mia filosofia è quella di compattare il meno possibile il terreno, utilizzando trattori più leggeri e gomme più larghe per lasciare il terreno “respirare” meglio.

Dopo aver tolto le viti da estirpare passiamo con un ripper, attrezzo che serve a tagliare, sollevare ed arieggiare il terreno. Quest’ operazione è estremamente importante perché con i tagli che facciamo, profondi 40 cm, agevoliamo l’entrata nel terreno di aria ed acqua per tutto il periodo invernale, importantissima per tutti i microrganismi presenti.

La fase successiva è quella della semina del sovescio, un miscuglio di graminacee e leguminose che con le loro radici ristrutturano il terreno e apportano carbonio e azoto per aumentare l’humus presente nel suolo. Terminate queste lavorazioni il terreno riposa fino alla primavera successiva.

Il lavoro in vigna non termina qui però, c’è ancora da potare, pulire gli argini da piante che ombreggerebbero il vigneto in estate e preparare il vigneto al germogliamento primaverile.

La potatura inizia con l’arrivo del freddo, quando sono cadute tutte le foglie. Aspettiamo questo momento perché le piante, tolto il frutto dell’uva, cominciano a lavorare per incamerare all’ interno del fusto scorte di sostanze vitali per passare l’inverno e ripartire a tutta forza in primavera, diversamente se noi andassimo a tagliarle bloccheremo questo processo importantissimo. La potatura è un processo molto delicato con il quale si va ad eliminare la parte vecchia della pianta e si decide l’impostazione che essa dovrà avere per gli anni successivi, influenzando forma e quantità dell’uva che dovrà produrre. Nello stesso momento potiamo anche gli olivi per mantenere costante la loro produzione e qualità.

Altro lavoro invernale molto importante è la pulizia degli argini e dei fossati. Andiamo a togliere le piante che in estate potrebbero ombreggiare il vigneto o che vanno ad ostruire il corretto passaggio dell’acqua nei fossati. Questo perché dobbiamo custodire con cura l’ambiente ed il territorio dove viviamo e lavoriamo per consegnarlo alle nuove generazioni migliore di come lo abbiamo trovato.

A quanto pare l’inverno non è un momento di riposo, o almeno lo è solo per le piante, noi invece ci dobbiamo ben organizzare e lavorare al meglio per preparare il vigneto, perché sia pronto ed in forza alla ripartenza e al risveglio vegetativo dei primi caldi.


Prossimi eventi: Vinnatur Roma e Sottoscala Carbonari

Con febbraio inizio il mio tour di eventi che mi terrà occupato nei prossimi mesi, oltre che a tutta l’attività in vigna e cantina tipica del periodo.

Il primo appuntamento è organizzato in compagnia degli amici del “Sottoscala dei Carbonari” il 15 febbraio alle ore 20:00: è una associazione che ricerca, promuove e diffonde la cultura e la conoscenza della artigianalità nelle diverse espressioni, la mia prima partecipazione ad un loro eventoe la curiosità è tanta!

Inoltre il 23 e il 24 febbraio sarò a Roma per l’edizione laziale di Vinnatur, assieme ad altri 90 soci circa dell’associazione lanciata nel 2006 da Angiolino Maule, di cui faccio orgogliosamenteparte da circa un anno. L’evento sarà presso Area Eventi Officine Farneto, qui trovate tutti i dettagli.


Gran Premio Internazionale della Ristorazione 2019

Inizio l’anno con il botto, ricevendo nelle scorse settimane la notizia di essere trai i vincitori delGran Premio internazionale della Ristorazione 2019, prestigioso riconoscimento dedicato alla cultura della tavola e dell’ospitalità, patrocinato dall’International Maitres Association Hotel Restaurant, dalla Federazione Italiana Settore Turismo e dall’Agenzia Stampa ANIC Genova. Questo premio viene assegnato ogni anno a una rosa di ristoranti e cantine d’eccellenza e si svolge presso una location d’eccezione, il Grand Hotel di Rimini.

Lunedì 28 gennaio, durante l’evento di premiazione, sono stati presentati gli chef e i vignaioli selezionati dalla giuria del premio, guidata dal giornalista e critico enogastronomico Pier Antonio Bonvicini; le motivazioni che hanno conquistato la giuria sono state “l’eleganza e la bevibilità dei vini vulcanici prodotti sulle colline di Gambellara”.

 

Che dire, ne sono orgoglioso e molto onorato, soprattutto perché sono temi cui tengo molto.