Azienda Agricola

Un colpo di fulmine

Ho sempre respirato la vita di cantina e di campagna fin da piccolo, ricordo che da bambino dopo la scuola e alla sera andavo ad aiutare mio papà a pigiare, travasare e provare tutti i lavori di cantina.

C’è stato un periodo in cui mio papà vinificava le sue uve e vendeva il vino sfuso in damigiana, faceva anche poche bottiglie di recioto. Poi un’inversione di rotta, verso l’inizio degli anni ’90 decise di vendere direttamente l’uva che produceva abbandonando la vinificazione e tutto ciò che ne conseguiva; io ero ancora troppo giovane e papà non sapeva se aveva senso investire in cantina per il mio futuro o se avrei preso un’altra strada, e questo si faceva anche nel 1997, quando ho aperto la mia partita iva e sono entrato in cantina a lavorare con lui, appena maggiorenne, con un po’ di studi di agraria sulle spalle, molta curiosità e voglia di mettermi in gioco.

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Giorno dopo giorno, lavorando al suo fianco, mettendo letteralmente le mani nella terra, sentendo il profumo della campagna, vivendo le stagioni all’aperto, in vigna, mi sono sempre più appassionato di quello che stavo facendo ed ho iniziato a girare per cantine (quelle degli altri) e a partecipare a parecchie manifestazioni, occasione per assaggiare vini, incontrare produttori e soprattutto parlare e confrontarmi con loro. Iniziai a farmi delle domande.

Se il terreno cambia conformazione anche nel giro di pochi metri, questa varietà dovrebbe rispecchiarsi nel vino, perché le radici vanno ad assimilare quello che c’è nel terreno giusto? Come mai, se è vero che il terreno cambia anche in 50 metri, i vini sono tutti uguali?
Continuavo ad assaggiare vini, soprattutto vini bianchi; perché mi sembravano avere gli stessi profumi, gli stessi gusti? Perché questi vini non mi emozionavano?
Di conseguenza mi sono chiesto: tutti i prodotti che usa mio papà, influenzano qualcosa? In cantina come lo fanno il vino? Avevo l’impressione che venisse “spogliato” e “ricostruito” e non mi piaceva: perché non si lasciavano tutte le proprietà che la natura stessa ci regala?

Finchè un giorno, in una delle prime fiere dei vini naturali, a Fornovo, 15 anni fa, assaggiai un vino Francese, forse della Loira, ricordo solo che era uno Chardonnay.
Una folgorazione! Era un vino di 10 anni ed era una bomba, mi sembra di sentirne ancora il gusto in bocca.
In una fiera di vini naturali dove tutti quelli assaggiati avevano perlopiù difetti, questo era sublime, elegante, fine e rispecchiava il gusto che io ricordavo dell’uva chardonnay, che viene leggermente influenzata dal terreno dove nasce, che arricchisce il vino e lo caratterizza.

Questa è la strada mi son detto. Ho chiesto al produttore cosa facesse, come lo facesse, soprattutto perchè, con non poche difficoltà date dalla lingua, ho capito che adottava un approccio Bio/naturale in vigna, senza forzature e concimazioni, lasciava che la vite lavorasse in maniera equilibrata. In cantina il suo lavoro era ridotto al minimo, cercando di portare in bottiglia solo quello che la terra gli dava, che gli regalava. “Raramente però, mi confidò, riesco ad avere questi risultati”. Mi sono ripetuto: questa è la strada, è ora di iniziare.

2 commenti
  1. Complimenti Davide,
    ritengo che chi è intelligente, curioso e ama il suo lavoro, arriva alle tue stesse conclusioni. La via è questa, poi ci sono vari modi di percorrerla, ma ne sono certo, è questa.

    • Grazie Andrea! Quando vedi che giorno dopo giorno, passo dopo passo le cose ingranano e vanno nel verso desiderato è sicuro, la via è questa!

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Az. Agr. Vignato Davide
Via Capo di Sopra, 39
36053 - Gambellara (VI)
tel. fax +39 0444 444144
email: info@davidevignato.it

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